mi manda rai tre

padre-pio"Mi manda rai tre" è uno dei programmi più mirabolanti della televisione italiana: quando sono a casa il venerdì sera (e capita raramente, purtroppo) lo guardo sempre. Accendi la tv e ti trovi ragazze con i capelli in fiamme, branchi di cani randagi, suore in canottiera e mutande. Insomma due ore di show televisivo in prima serata contengono un reportage di Foster Wallace, un romanzo di Palahniuk, almeno un paio di racconti di Aimee Bender. Mentre scrivo questo post, per esempio, sto guardando suor Veronica, appena uscita da una clausura di 53 anni, che piange in diretta perché l'hanno scacciata dal convento in cui viveva. E fa il dito medio al cardinale, e poi dice che non sa cosa significhi quel gesto. Anche il conduttore, Andrea Vianello, ha una sua ben precisa ragione d'esistere. È un esempio perfetto di postmodernismo semi-cosciente, gioca a fare l'italiano popolare ma non ci crede fino in fondo, sa di giocare eppure un po' lo è davvero, o almeno dà mostra di esserlo davvero. Il fatto che assomigli tanto (nei modi, nella parlata, nei gesti) al conduttore de "Il caso Scafroglia", celebre programma satirico di Corrado Guzzanti, secondo me non è un caso. E non sono nemmeno certo che sia stato Guzzanti a copiare Vianello: non escluderei una "mimesi di ritorno" con Vianello che copia Guzzanti, in un gioco di specchi che potrebbe continuare all'inifinito. [...]