“Mi manda rai tre” è uno dei programmi più mirabolanti della televisione italiana: quando sono a casa il venerdì sera (e capita raramente, purtroppo) lo guardo sempre. Accendi la tv e ti trovi ragazze con i capelli in fiamme, branchi di cani randagi, suore in canottiera e mutande. Insomma due ore di show televisivo in prima serata contengono un reportage di Foster Wallace, un romanzo di Palahniuk, almeno un paio di racconti di Aimee Bender. Mentre scrivo questo post, per esempio, sto guardando suor Veronica, appena uscita da una clausura di 53 anni, che piange in diretta perché l’hanno scacciata dal convento in cui viveva. E fa il dito medio al cardinale, e poi dice che non sa cosa significhi quel gesto.
Anche il conduttore, Andrea Vianello, ha una sua ben precisa ragione d’esistere. È un esempio perfetto di postmodernismo semi-cosciente, gioca a fare l’italiano popolare ma non ci crede fino in fondo, sa di giocare eppure un po’ lo è davvero, o almeno dà mostra di esserlo davvero. Il fatto che assomigli tanto (nei modi, nella parlata, nei gesti) al conduttore de “Il caso Scafroglia“, celebre programma satirico di Corrado Guzzanti, secondo me non è un caso. E non sono nemmeno certo che sia stato Guzzanti a copiare Vianello: non escluderei una “mimesi di ritorno” con Vianello che copia Guzzanti, in un gioco di specchi che potrebbe continuare all’inifinito.
Mi chiedo, e me lo sto chiedendo sinceramente, quanto la minoranza politica e culturale di questo paese sia davvero cosciente dell’esistenza di questa Italia. Berlusconi lo sa, e ci ha costruito sopra un impero, ma gli altri? Il PD? I grandi giornali? Gli intellettuali? Sanno davvero dei pellegrinaggi sulla tomba di Padre Pio, delle superstizioni dei contadini veneti, dei problemi del profondo Sud? E se questo fosse vero non sarebbe anche vero che Berlusconi merita di essere dov’è da quindici anni, perché ha capito tutto questo e ha saputo sfruttarlo (cinicamente) a suo uso e consumo?
Io vivo in una grande città, ho certi specifici interessi, frequento persone che appartengono a specifici ambienti anch’essi molto minoritari. Vedo gli immigrati, i giovani, i tossicodipendenti e i lavoratori precari. Ma non ho la minima idea del fatto che per suor Veronica essere cacciata dalla clausura possa essere un dramma. Eppure, a rigor di logica, ogni dramma ha il suo spessore umano e la sua dignità.
Può darsi che a conti fatti sia un discorso un po’ superficiale, però questa è una parte di paese che esiste e con cui si tende a fare poco i conti. Una bella fetta d’Italia che si tende a relegare (e mi rivolgo prima di tutto a me stesso) nel regno del folklore, liquidandola con un sorriso. Non so quando questo sia giusto (quando sia intellettualmente onesto) e quanto invece non conduca i nostri politici e i nostri intellettuali ad una endemica incomprensione del paese che dirigono o dovrebbero dirigere.
Purtroppo, Berlusconi ha tutto il diritto di stare dove sta. Perché se l’è meritato (ha lavorato come un pazzo per costruire questa immagine di società in cui si rispecchia), e perché ce lo meritiamo (ci siamo fatti abbindolare da trent’anni).
MS
Tra l’altro, scusami: il commento precedente andava bene per email, non come commento a un articolo così, dove da lettore-commentante dovrei sparare qualche commento che aiuti la riflessione e la discussione : )
MS
Sul commento 1: concordo pienamente, purtroppo.
Sul commento 2: ma no, figurati, uno scrive quel che gli passa per la mente, mica quello che dovrebbe scrivere.
E poi vabbè, dai, mica era un post serio… era un post su “Mi manda rai tre”, capiamoci… : )